Intellettuale poliedrico, scrittore, drammaturgo, giornalista e fotografo amatoriale, Karel Čapek nacque a Malé Svatoňovice (Repubblica Ceca, distretto di Trutnov, nella regione di Hradec Králové) il 9 gennaio del 1890 da Antonín, un medico, e Božena Čapková (nata Novotná), appassionata di folklore verbale.
Karel è l’ultimo di tre figli: il fratello Josef (1887-1945), pittore, poeta e scrittore con il quale visse a stretto contatto e collaborò costantemente (fu proprio Josef a suggerirgli l’introduzione del fortunato neologismo Robot ), trovò la morte nell’aprile del 1945 nel campo di concentramento di Bergen-Belsen, in Germania, dove era stato deportato a causa del suo atteggiamento ostile nei confronti della politica di Hitler.
Durante la prigionia scrisse Básně z koncentračního tabora (Poesie dal campo di concentramento), una raccolta di poesie, pubblicata nel 1946. Sua sorella Helena (1886-1961), anche lei scrittrice, fu molto legata ad entrambi i fratelli e dedicò loro molte opere, tra queste Moji milí bratři (I miei cari fratelli) .
Subito dopo la nascita di Karel, la famiglia Čapek si trasferì a Úpice, nella regione di Hradec Králové, dove Karel fu battezzato e frequentò la scuola elementare “Na Blahovce” (poi intitolata “fratelli Čapek”). Karel cominciò a frequentare il liceo a Hradec Králové ma dopo essere stato scoperto tra gli organizzatori di un’associazione antiaustriaca dovette proseguire gli studi a Brno. Si laureò in estetica e filosofia alla Facoltà di filosofia dell’Università Karlova a Praga e nel 1915 conseguì il dottorato in Filosofia. Dal 1910 al 1911 per motivi di studio soggiornò a Berlino e Parigi. Karel Čapek sin dall’età di 21 anni fu affetto da spondilite anchilosante che gli impedì di essere arruolato per combattere nella Prima Guerra mondiale, ma questa ebbe ugualmente una grande influenza sulla sua formazione umana e culturale. Finiti gli studi, per circa tre mesi fu educatore di Prokop Lažanský, componente di una famiglia nobiliare ceca. Presto cominciò la sua carriera giornalistica come redattore di alcuni periodici come Národní lísty (Fogli Nazionali, 1917 – 1921, ma uscì dalla redazione per una polemica contro l’esclusione di suo fratello Josef dovuta, a detta dell’autore, all’orientamento politico del periodico contro il primo presidente della Cecoslovacchia, Tomáš Garrigue Masaryk), Nebojsa (La corazzata, 1918-1920) e Lidové noviny (Il giornale del popolo, dal 1920).
Tra 1918 e il 1919 Karel Čapek fu membro della massoneria ceca, i cui ideali nel periodo della Prima Repubblica cecoslovacca coincisero con quelli democratici della neonata Nazione, con l’obiettivo dell’integrazione dei gruppi etnici che formavano la nuova Repubblica Cecoslovacca e della pacifica risoluzione dei contrasti.
Dal 1921 al 1923 fu regista e drammaturgo del teatro di Vinohrady. Dal 1925 al 1933 fu il primo presidente della sezione cecoslovacca del PEN Club.
A partire dal 1925 Karel e Josef Čapek parteciparono agli incontri fissi che si tenevano il venerdì con varie personalità protagoniste della vita politica e culturale. A partire dal 1927 gli appuntamenti “del venerdì” divennero ufficiali. Tra i partecipanti a questi incontri, oltre ai fratelli Čapek, risaltano i nomi di figure come il presidente T. G. Masaryk, il ministro degli esteri Edvard Beneš, lo storico Josef Šusta e il giornalista Ferdinand Peroutka.
Tra il 1928 e il 1935, l’autore scrisse Conversazioni con Masaryk, in tre fascicoli che nel 1938 furono raccolti in un solo volume. Le Conversazioni rappresentano una testimonianza unica sulla figura di Masaryk e del suo pensiero politico e filosofico, oltre che dei suoi ricordi personali. Il 26 settembre del 1935, presso il comune di Vinohrady Karel Čapek sposò l’attrice, scrittrice e cantante Olga Scheinpflugová[1] alla quale era già legato da molti anni.
L’accordo di Monaco (1938), con la conseguente annessione alla Germania di vasti territori della Cecoslovacchia, rappresentò per Karel Čapek il collasso del suo mondo e l’esperienza di una tragedia personale.
“Mi sembra che io non abbia cosa fare qui, sarei una figura ridicola qui, il mio mondo è morto, realmente credevo in qualche sorta di obblighi, nel cosiddetto onore nell’accordo e cose simili. Penso di non potermi orientare in questa ressa …”
Per Čapek lo shock fu decisamente forte e nonostante stesse cercando di trovare una spiegazione o un colpevole per quegli eventi, si impegnò sempre a difendere l’autonomia del suo popolo e a sostenerne con forza l’unità. Dopo le dimissioni del presidente Edvard Beneš (5 ottobre 1938), egli rimase un simbolo della prima repubblica sentendo spesso la responsabilità di questo suo stato. Le sue forti prese di posizione furono causa di minacce e ingiurie dirette alla sua persona, tramite lettere e telefonate anonime pure con la rottura dei vetri delle finestre di casa sua. Čapek reagì con la forza del suo mestiere, scrivendo alla stampa: su Lidové Noviny il 26 novembre 1938 spiegò le attività che aveva svolto in quegli anni .
Alla fine di settembre del 1938, in seguito all’alluvione della sua casa e del giardino a Stará Huť, dovette dedicarsi a un lavoro faticoso di riparazione dei danni e questo ebbe conseguenze sulla sua salute che si manifestarono inizialmente come una lieve influenza che poi peggiorò fino a provocargli un’infiammazione ai reni e una polmonite. Morì in seguito ad un edema polmonare il giorno di Natale del 1938, poco prima dell’occupazione nazista di Boemia e Moravia. Gli fu data sepoltura nel cimitero di Vyšehrad a Praga.
Secondo alcune fonti, la Gestapo, ignara della sua morte, lo cercò nel marzo del 1939 per arrestarlo, avendone già pianificato la cattura per le sue idee e posizioni contro il regime nazista.
Tra il 1932 e il 1938 Karel Čapek fu nominato sette volte per il premio Nobel per la letteratura.
Nota biografica a cura di Maria Teresa Maite Iervolino
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