Irène Némirovsky (Kiev 11 febbraio 1903 – Auschwitz, 17 agosto 1942) apparteneva ad una ricca famiglia borghese ucraina di origini ebraiche. Il padre Leonid Borisovič Némirovsky (1868-1932) era un ricco banchiere, la madre Anna Margoulis, detta Fanny (1887-1989), era una donna frivola e dedita alla vita mondana.

Irène viene allevata dalla sua governante Zézelle, che, sin da bambina, le insegna il francese, una delle sette lingue che imparerà nel corso della sua breve esistenza. Nel 1913, si trasferisce con la famiglia a San Pietroburgo, che diventerà poi Pietrogrado, fin quando, nel 1918, è costretta ad emigrare prima in Finlandia, poi in Svezia ed infine in Francia, in seguito alle minacce di morte che il padre riceve dai soviet.

Nel luglio del 1919 risiede in un quartiere chic di Parigi, situato nel XVI arrondissement. Qui viene educata da una governante inglese, e consegue il Baccalauréat nel 1919, dopodiché, nel 1921, si iscrive alla facoltà di lettere della Sorbona.

Nell’agosto del 1921, all’età di diciotto anni, manifesta un talento precoce per la scrittura ed inizia a scrivere dei racconti per note riviste francesi dell’epoca.

Invia – sotto lo pseudonimo Popsy – dei dialoghi al quindicinale illustrato «Fantasio», per i quali riceve un compenso di 60 franchi. Tali dialoghi parlano delle avventure bizzarre tra la spensierata protagonista Nonoche e l’amica Louloute alle prese con una chiaroveggente, con i segreti dell’arte, con la ricchezza ostentata di Biarriz e con l’arte della seduzione.

Nel 1924, scrive La Njanja. Due anni dopo, nel 1926, nel municipio del XVI arrondissement prima e poi alla sinagoga di Rue de Montevideo, Irène sposa Michel Epstein, un ingegnere russo emigrato, divenuto poi banchiere, da cui avrà due figlie: Denise nel 1929 ed Élisabeth nel 1937. Non avendo ancora la cittadinanza francese, il matrimonio con Michel Epstein le consentirà di ottenere i diritti d’autore delle sue opere.

Nel 1927, all’età di ventiquattro anni, viene pubblicata la prima importante novella L’enfant génial nell’autorevole collana Les Œuvres libres, edita Fayard, ripubblicata sessant’otto anni dopo – nel 1992 – da Gallimard Jeunesse, con il nome di Un enfant prodige, nella collana Folio Junior, a cura di Élisabeth Gille, figlia minore di Irène.

Successivamente, pubblica il romanzo Le Matentendu, e diviene celebre nel 1929 con il romanzo David Golder, che le permette di entrare negli ambienti culturali dell’epoca, dove conosce, fra gli altri, Paul Morand, che pubblicherà presso Gallimard quattro delle sue novelle con il titolo Films parlés, Tristan Bernard e Henri de Régnier. Nel 1930 dà alle stampe Le Bal, che descrive il delicato passaggio di un’adolescente all’età adulta, e molte altre opere di successo.

Divenuta una promessa della letteratura, nel 1933 abbandona la casa editrice Grasset per Albin Michel e comincia a pubblicare alcune novelle sul “Gringoire” e sul giornale di destra “Candide”.

Nell’ottobre del 1940, è costretta ad interrompere la collaborazione in seguito al primo statuto degli ebrei, nonostante si sia convertita al cattolicesimo nell’anno precedente nella cappella dell’Abbazia di Sainte-Marie a Parigi. Scriverà soltanto sotto pseudonimo.

Nella primavera dello stesso anno, Irène e Michel si ricongiungono con le due figlie, messe al riparo a Issy-l’Évêque, nel Morvan.

Considerata un’ebrea per la legge, deve e applicare la stella gialla sui suoi abiti e non può più pubblicare. Tuttavia, l’editore Horace de Carbuccia pubblica le sue novelle fino al 1942, sfidando la censura.

È il 13 luglio 1942 che Irène viene arrestata dalla guardia nazionale francese ed imprigionata a Toulon-sur-Arroux, dopodiché, il 15 luglio dello stesso anno, è trasportata al campo d’internamento di Pithiviers per poi essere trasportata, il giorno dopo, ad Auschwitz, dove viene uccisa il 17 agosto 1942.

Nell’ottobre del 1942, suo marito e sua cognata, così come André Sabatier e Robert Esménard, vengono arrestati e deportati anch’essi ad Auschwitz, dove muoiono nelle camere a gas.