Presentazione di “Quelle antiche voci” di R. Formisano e N. Lodomini a Scafati

Giovedì 6 dicembre 2018 ore 18.30 presso la Sala Don Bosco, in Piazza Vittorio Veneto a Scafati (Sa) presentazione della raccolta di racconti “Quelle antiche voci” di Redenta Formisano e Nino Lodomini, Edizioni Melagrana. Presiederà l’evento la Dott.ssa Maria Benevento, Direttrice della Biblioteca “F.Morlicchio”; interverranno il Prof. Carlo Chirico e il Prof. Rino Malinconico. Musiche a cura del maestro Espedito De Marino, letture a cura dell’attore Mimmo Corrado e mostra delle immagine contenute nel libro a cura del Dott. Sebastiano Sabbatino.

Quelle antiche voci

Il paese, con i suoi vicoli e i suoi cortili, le campagne con le loro strade impolverate, il fiume con i suoi canali, sono vissuti e immaginati, in questi racconti, con lo sguardo di chi ha bisogno di ritrovarsi, di sentire una voce (quelle voci…) levarsi dall’angolo di un portone, di scoprire un volto, un pianto o un sorriso.
Gli spazi della vita scorrono in una sorta di trama condivisa, da balcone a balcone, da vicolo a vicolo, da un pozzo a un vascio. Ogni avvenimento è corale e si popola di commenti, di partecipazione e di improvvisi litigi. Sullo sfondo i suoni, i profumi della cena di Natale e del ragù, faro rosso nel deserto di perpetua fame, foriero di una grande abbuffata.
I tempi della vita vanno inesorabili, come l’acqua del fiume, tra le gioie di una pensione che finalmente arriva e la corsa su un miracoloso MotoMM che sfreccia nei vicoli, tra una braciola rubata e l’esibizione di una banda di paese. Passano gli anni duri delle macerie, della guerra, dei bombardamenti, dei lutti, della miseria, fino a quello schermo miracoloso collocato nello spiazzo comune per permettere a tutti di vedere Lascia o Raddoppia.
Le immagini delle partenze e dei ritorni, del lavoro duro e delle delusioni, della ricerca di una vita dignitosa e di una conquistata libertà per tutti vivono nei ricordi, reali, immaginati o avuti in eredità.
I luoghi mutano, si perdono, e gli autori vogliono ricordarli com’erano. Non si tratta di nostalgia ma di paura: si teme di smarrire anche i legami umani e si vuole andare oltre il teatro di avidità, di disordine, di smarrimento.
Per questo le foto antiche e le antiche cartoline di acque e di terra, di strade e di piazze servono per ricominciare a sperare, a immaginare la città, gli spazi possibili, le idee e i valori che in questi spazi potrebbero ritrovare il loro tempo e il loro modo di essere. Per vivere più felici.

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